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Scrive per noi...

Dedichiamo questo spazio ad articoli riguardanti compositori, esecutori, didatti, musicologi o altro di argomento musicale.

Dato il crescente interesse per l'argomento pubblichiamo un articolo illustrativo del corso di propedeutica strumentale violinistica.

 

Corso di Propedeutica Strumentale (Violino)

di  Letizia Baglini e Gian Pietro Melucci

 

         Fin dalla sua fondazione la scuola di musica FAF propone corsi per i bambini in età prescolare che sfruttano il violino come mezzo per avvicinare i bambini alla musica.

         Gli insegnanti Letizia Baglini e Gian Pietro Melucci, attivi da molti anni in varie scuole di musica toscane, avvalendosi delle più aggiornate metodologie – apprese frequentando numerosi corsi in Italia e in Inghilterra – hanno sviluppato una didattica originale per avvicinare i bambini alla musica tramite il gioco e il movimento.

Solo una parte dei giochi realizzati durante le lezioni prevede l’uso del violino, concepito comunque come mezzo per imparare e non come fine. Il corso, infatti, non si prefigge lo sviluppo della tecnica violinistica ma piuttosto un avvicinamento ai parametri fondamentali del linguaggio musicale: Melodia, Ritmo e Coordinazione psico-motoria. È indubbio comunque che una certa familiarità con lo strumento viene acquisita dai bambini e che proprio questa costituisce una buona base di partenza per i futuri studi musicali. Riteniamo, infatti, che la musica non possa prescindere dalla pratica, dal fare, soprattutto quando l’apprendimento di essa riguarda i bambini in età prescolare, attirati soprattutto dalla manipolazione, dal rapporto di causa-effetto fra movimento e suono.

La metodologia utilizzata s’ispira all’insegnamento di Jacque-Dalcroze (per la grande importanza da questi data allo studio della ritmica e del movimento ritmato), a Kodàly (per l’uso di particolari tecniche atte a sviluppare la corrispondenza tra immaginazione sonora e notazione musicale) e, per ciò che riguarda la didattica violinistica, alle esperienze di S. Suzuki in Giappone (importantissimo punto di riferimento per chiunque si dedichi alla didattica musicale nella prima infanzia), S. Nelson (didatta specializzata nell’insegnamento precoce degli strumenti ad arco) e a K. Havas (la rivoluzionaria didatta ungherese che ha dimostrato le più intime connessioni tra fisiologia, psicologia e tecnica strumentale).

 

Perché il violino 

Gli strumenti ad arco, in particolare il violino, si prestano particolarmente bene per avvicinare i bambini alla musica, soprattutto per la peculiarità di essere reperibili sul mercato in taglie ridotte, proporzionali alla struttura fisica dei bambini. Altre caratteristiche importanti del violino sono:

·         l’uso di numerose tecniche di esecuzione (si contano per lo meno una dozzina di diversi tipi di sollecitazione della corda, fra cui il pizzicato, il balzato, il martellato, il portato, il tremolo etc) utilizzabili anche con le sole corde a vuoto;

·         i suoni base dati dalle 4 corde sono ben distanziati e facilmente distinguibili, interiorizzabili e riproducibili per i bambini;

·         permette di cantare e di suonare accompagnandosi contemporaneamente;

·         permette tecniche anticonvenzionali (ad es. può essere suonato a mo’ di chitarra oppure seduti a gambe incrociate appoggiandolo sulle ginocchia e tenendo l’arco con tutte e due le mani) utili per un primo approccio;

·         prevede l’impiego di movimenti di diversa ampiezza – soprattutto nella tecnica dell’arco - che trovano un facile riscontro in molte azioni quotidiane (ad es. il movimento per fare il tremolo è analogo a quello di gettare il sale con una saliera, il movimento per il saltellato è analogo a quello del palleggiare nel basket etc.).

Bisogna inoltre tenere conto dell’importanza che questi strumenti rivestono per la loro presenza in tutte le culture musicali e in particolare nella tradizione occidentale come produttori del suono base dell’orchestra sinfonica e dell’ensemble da camera - data la perfezione costruttiva raggiunta già nel Cinquecento - sin da Monteverdi, attraverso i secoli, presso tutti i compositori nelle varie epoche.

 

 

            La metodologia

          Il coinvolgimento dei bambini avviene prevalentemente grazie al movimento, essendo la sfera cinestetica la componente senza dubbio più importante della personalità nella prima infanzia. Il Gioco degli Animali è un valido esempio. I bambini attendono, sdraiati su un tappeto o su materassini raccolti al centro della stanza (3 anni) o seduti sulle sedie disposte in cerchio (4 anni) l’”arrivo” di una  melodia (un breve motivo di tipo onomatopeico, o talora una melodia famosa abbinabile ad un animale per riferimenti culturali – ad es. le tartarughe dal Carnevale degli Animali di Saint-Saëns). Appena sentono la melodia imitano i movimenti dell’animale corrispondente. In una fase successiva (5 anni) gli stessi motivi melodici sono associati a movimenti tipici della tecnica strumentale, si abbinerà così il cavallo al ricochet, la pulce al collè, il pavone ad un lento arpeggio delle 4 corde, il cane ad un brusco accordo sulle note re, la, fa diesis etc.

         Il violino, utilizzato sia nella maniera ortodossa, sia appoggiato sulle gambe incrociate, serve ad una prima “sintonizzazione” del bambino con la pulsazione. Un ampio pizzicato “volante” (fatto cioè con un movimento rotatorio del braccio destro) o arcate in giù e in su sulle due corde centrali si adattano allo scopo meglio del canto e del battito delle mani. Spesso, infatti, il bambino ricerca nelle sue attività un utensile, uno strumento per aiutarsi. Questo fatto, che è uno dei caratteri distintivi dei primati, nasce dall’innato desiderio di prolungare il corpo, vale a dire di potenziarlo, per renderlo più funzionale. Analogamente nel cantare una breve canzoncina (ne utilizziamo una per ogni corda) accompagnarsi suonando una corda a vuoto, lungi dall’essere una complicazione, favorisce quella partecipazione fisica all’esecuzione musicale che il solo cantare non è in grado di assicurare.

        Ovviamente per poter suonare c’è bisogno di imparare a tenere gli “attrezzi”. Anche in questo caso il movimento ci viene in aiuto per evitare tensioni dannose: il violino poggiato sulla clavicola viene retto dal braccio sinistro e non dal peso della testa (che induce una stasi e un’immobilità dannose), mentre il bambino muove la mano sinistra appoggiata alla fascia della strumento “come se fosse un albero al vento”. Per imparare a tenere l’arco, quest’ultimo, tenuto in mano nella presa tradizionale, viene utilizzato come un mestolo per girare un immaginaria pozione magica.

        La lezione viene poi integrata da esercizi di audizione o meglio interiorizzazione dell’altezza.  Ad ognuno dei 4 suoni prodotti dalle corde del violino viene associato un cerchio colorato da hoola-hop i bambini a coppie fanno un salto ad ogni suono percepito indirizzandosi verso il cerchio del colore giusto entrandoci dentro alla fine con grandi applausi degli altri. In questo gioco a volte a suonare il violino è uno dei bambini.

 

        Organizzazione delle lezioni

        Le lezioni possono svolgersi nella forma tradizionale di lezione individuale della durata di 30minuti, oppure in coppia, se i due bambini sono coetanei o comunque molto vicini come età.

        Per le scuole elementari e per la scuola primaria sono possibili soluzioni che prevedono la divisione dei bambini in gruppi omogenei per età (dai 6 agli 8 bambini per gruppo con 2 insegnanti).

        Ogni lezione si articola in cinque giochi, che sviluppano diversi aspetti della psicomotricità e dell’audizione. Nel corso dell’anno i giochi subiscono varianti e sviluppi contenuti per consentire l’inserimento di bambini che si iscrivono in ritardo o si trasferiscono da altre sedi. Gli insegnanti si avvalgono del violino per musicare giochi di movimento, filastrocche o brevi storielle e canzoncine, mentre i bambini utilizzano il violino per sonorizzare ritmi e accompagnare brevi melodie. È prevista una diversa “scenografia” per ogni fascia d’età, preparata dagli insegnanti con cartelloni disegnati, disposizione delle sedie o di materassi in modo da creare un’ambientazione gradita ai bambini.

        La  lezione collettiva, ancora poco praticata in Italia, è indubbiamente un mezzo molto efficace – nella prima infanzia sicuramente il più efficace - per l’insegnamento della musica e della tecnica strumentale. Al di là delle difficoltà organizzative che comporta (preparazione dell’ambiente che deve essere spazioso, sistemazione delle sedie e delle suppellettili utili alla lezione, pianificazione accurata delle lezioni, preparazione del materiale didattico: spartiti giganti, oggetti utili per giochi sonori e di lettura musicale etc.) numerosi sono i vantaggi sia per gli allievi che per gli insegnanti. Oltre a favorire la socializzazione la lezione collettiva stimola attraverso il confronto con i coetanei la concentrazione e l’impegno nel lavoro personale e abitua il bambino all’esecuzione in pubblico, cosa inscindibile dalla pratica musicale a tutti i livelli. La pratica collettiva degli esercizi di ritmica , di canto e di strumento abitua i  bambini a sentire, nel senso più ampio del termine, la pulsazione ritmica, comune a tutti, elemento fondamentale non solo per l’attività esecutiva ma anche per quella percettiva. Data la riduzione della spiegazione teorica al minimo indispensabile viene favorita la conservazione della capacità d’imitazione – elevatissima nel bambino – e sviluppata l’immaginazione. Molti esercizi, soprattutto quelli legati al coordinamento dei movimenti, possono essere eseguiti in gruppo con miglior esito rispetto alla lezione singola, dato il coinvolgimento che il semplice fatto di suonare insieme riesce a creare. Gli insegnanti sono naturalmente obbligati a pianificare il lavoro d’equipe e a cooperare in modo tale che le tecniche didattiche adottate traggano un benefico effetto dal continuo scambio d’idee.

L. Baglini - G.P. Melucci

Agosto 2010

 

Pubblichiamo un articolo ricevuto da Arrigo Lupo Bertini riguardante Villa Lobos.

 Heitor Villa Lobos

di Arrigo Lupo Bertini

 

   

Nel 1959, 50 anni fa, è scomparso Heitor Villa Lobos, che può essere considerato uno dei compositori più grandi del ‘900. Ha scritto molto, a differenza di altri suoi contemporanei, ma è comunque riuscito a coniugare in modo mirabile la tradizione musicale brasiliana, con il suo fascino, e lo spirito innovativo del ‘900.

    Sonia Rubinski ha completato per la Naxos l’incisione integrale della sua musica per piano in 8 CD (separati), che contiene molte cose belle. I 17 Quartetti per archi si trovano  in un cofanetto Brilliant. La raccolta completa Bachianas Brasileiras è disponibile anche in un cofanetto Naxos (Bachianas Brasileiras n.4, oltre che in versione orchestrale esiste in versione pianistica, incisa dalla Rubinski). Un doppio Decca contiene i 5 Concerti per piano e orchestra, che forse sono meno interessanti. In un CD Hyperion si trovano il Magnificat-Alleluia per soprano e orchestra, la Messa a 3 voci e alcuni Mottetti a cappella.

     Il brano più noto, insieme al primo Preludio per chitarra, è forse Bachianas Brasileiras n.5 per soprano e 8 violoncelli, e si tratta indubbiamente di due capolavori. Anche B.B. n.1 è per un’orchestra di soli violoncelli. La musica di Villa Lobos meriterebbe più attenzione da parte dei pianisti e anche dei quartetti d’archi.

    Il linguaggio di Villa Lobos è tonale, ma si tratta di una tonalità spesso molto libera, talvolta al limite dell’atonalità; come in altri compositori del ‘900 non è rara la bitonalità. Il suo interesse per le melodie tradizionali del vasto mondo brasiliano è paragonabile, per vari aspetti, a quello di Bartok per le melodie ungheresi, balcaniche e mediterranee.

 

 

 Arrigo Lupo

gennaio  2009 

 

   

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